Il modello con cui lavora [P]ratico®
Ogni progetto, intervenendo su un area di proprietà, deve obbligatoriamente dichiarare gli estremi catastali delle particelle o dei subalterni entro i quali interviene. E' sufficiente conoscere il comune, il numero di foglio e il numero di mappale, per localizzare con precisione
il progetto all'interno del territorio nazionale.
Ma per una complessa serie di ragioni, i dati catastali che sono fondamentali per poter georeferenziare correttamente un progetto, vengono "declassati" a dato da inserire nel campo di un modulo, senza poterne sfruttare la definizione geometrica/geografica come base per l'impostazioni dei disegni.
Già su questo tema, [P]ratico® ha in cantiere lo sviluppo di un semplice webservice che consenta ai professionisti di scaricare in formato Cad le geometrie delle particelle entro cui si vuole intervenire. Ovviamente per i Comuni dove [P]ratico® verrà adottato!
Definito "il luogo" dell'intervento, ovvero la sua precisa localizzazione, il progettista inizierà a tracciare i segni del progetto, tenendo conto della articolazione delle sue parti secondo lo schema sotto riportato.
Aree, manufatti, piani, unità immobiliari, vani. E collimatori.
La regola principale è che ogni porzione di spazio, edificato o libero, deve essere perimetrata con un poligono chiuso (polilinea chiusa), e deve contenere al suo interno un testo che ne definisca la tipologia. Non diversamente da quanto si fa normalmente quando si disegna, ma "costringendosi" a perimetrare la superficie non limitandosi a definire i confini con delle semplici linee.Regola che vale sia per le informazioni di natura urbanistica, sia per le informazioni architettoniche, come i vani o i varchi di porte e finestre.
Ogni progetto deve definire un Area di intervento, ovvero uno o più poligoni entro i quali verranno tracciati sia i perimetri dei Manufatti, sia le sistemazioni del terreno.
Un manufatto, ad esempio un edificio residenziale, può essere articolato in Piani, e su ogni piano è logico immaginare ci possano essere più Unità immobiliari, unità a loro volta suddivise in vani, collegati tra loro da varchi, e verso l'esterno con finestre.
Le planimetrie dei vari piani possono essere organizzate liberamente sul piano del disegno, traslate e ruotate rispetto alla sagoma georefenziata del manufatto, purchè tra ogni planimetria e tale sagoma sia individuata una coppia di collimatori, degli speciali simboli triangolari che hanno lo scopo di riallineare tra loro le diverse planimetrie rispetto alla sagoma georeferenziata.
Il collimatore principale, definito internamente alla sagoma georefenziata del manufatto, avrà un codice di tipo [Mx] dove x è il numero identificativo del manufatto.
Il collimatore secondario, definito internamente alla planimetria di un piano, avrà un codice di tipo [MxPy] dove x è l'identificativo del manufatto e y l'identificativo del piano. Ogni collimatore secondario deve essere contenuto nel perimetro di una unità immobiliare.
I collimatori sono definiti con un poligono a forma di triangolo rettangolo non equilatero, e non possono essere spostati singolarmente, facendo venir meno il senso della loro presenza.
Ogni Unità immobiliare deve essere perimetrata con un poligono, al lordo delle murature perimetrali, comprendendo balconi ad altri aggetti. Il codice di ogni Unità sarà del tipo [PyUz] dove y è l'identificativo del piano e z è l'identificativo dell'unità.
All’interno del perimetro di ogni unità immobiliare si definiscono i perimetri dei VANI, al netto dei muri. Ogni perimetro di vano deve contenere una (e una soltanto) scritta indicante la tipologia del vano. La terminologia da utilizzare in questa fase beta è libera, ma per l’istruttoria automatica della pratica (quando il modulo sarà attivo) verrà indicato un elenco vincolante.
L’apertura di una porta di collegamento tra due vani viene definita perimetrando la porzione di VARCO dell’apertura. In caso di porte con telai a scomparsa il varco dovrà proseguire internamente alla sezione del muro. La polilinea che definisce il VARCO non dovrà contenere alcuna scritta.
L’indicazione dell’ANTA della porta viene rappresentata da una linea semplice per ogni anta tracciata a partire dal punto cardine all’intersezione con il perimetro del varco nella direzione del vano verso cui apre.
L’apertura di una finestra o portafinestra verso la parte esterna o verso un balcone/terrazza segue le stesse regole dell’apertura di un varco come sopra indicato. Diversamente dal varco di una porta, la polilinea che definisce l’apertura di una VEDUTA può contenere un codice relativo alle dimensioni verticali della veduta stessa. Se il codice non compare, viene assunto il valore standard definito tra i parametri personalizzabili del disegno. Diversamente, il codice deve assumere la forma [FINQxxxHyyy] dove xxx rappresenta la quota (in cm) del davanzale (0 per portefinestre) e yyy rappresenta l’altezza della finestra. Le ante delle finestre, sia quelle vetrate sia eventuali scuri esterni, si rappresentano con le stesse modalità delle ante delle porte come al punto precedente.
In caso di progetti di intervento sull’esistente, le parti del disegno riferite alla situazione esistente, ogni volta che compare un codice di piano Px, subito dopo il piano dovrà seguire il suffisso [ES] a indicare che quei poligoni si riferiscono appunta alla situazione esistente. (es. [M1P1[ES]] per un codice collimatore secondario, o [P1[ES]U2] per il codice di una unità immobiliare)
Infine, è possibile nel disegno inserire delle informazioni alfanumeriche legate alla pratica. Basta inserire una stringa di testo composta da una prima parte che specifica il tipo di informazione (TAG) e la seconda parte, separata dal carattere : (due punti) che indica il contenuto.
I tag che al momento vengono riconosciuti dalla procedura di generazione del fascicolo sono PROGETTISTA, LUOGO, e HEADER, e compaiono nell'intestazione e nel piè di pagina del fascicolo.

